venerdì 17 marzo 2006

Simone va in solitaria sul Lhotse!

SIMONE MORO EXPEDITION - Primavera 2006

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La legge dello sport insegna, obbliga moralmente non solo a rispettare le regole del gioco, ma a dichiarare i “giochi”, gli obbiettivi che si vogliono raggiungere, accettando poi il risultato finale. Per questo motivo, anche se volutamente un pochino in ritardo rispetto al solito, ecco annunciato il mio prossimo passo alpinistico….
Vado, di nuovo, per la terza volta a scalare il
Lhotse. Si proprio là, ancora là, per la terza volta! Perché? Dovreste ormai aver capito che la collezione degli 8000 fine a se stessa non mi interessa ed è diventato per il 98% degli himalaysti, il solo modo conosciuto per affrontare le scalate in altissima quota e provare ad intraprendere la carriera dell’alpinista professionista.
Provocatoriamente invece, nell’anno del 50° anniversario della scalata alla quarta montagna della terra, voglio ricordare quella prima scalata di mezzo secolo fa, tentando di realizzarne una “mia”, che sia figlia del 2006, dei cambiamenti che l’alpinismo e gli alpinisti, alcuni, hanno avuto. Saranno ancora tanti, quelli che in fila anche quest’anno tenteranno di salire lungo le corde fisse che condurranno proprio come nel lontano 1956 sulla cima della quarta montagna della terra, il Lhotse appunto, con i suoi 8516 metri. Io provo a uscire dal vincolo “
la cima a tutti i costi, perché devo collezionarne un’altra” e provo a mantener fede alla filosofia del ”proviamo a vincolare al come, l’eventuale successo”.
Non sono solo giochi di parole, piroette verbali quelle che ho appena esposto. Più semplicemente si tratta di decidere di salire in coda ed essere il 300° in cima al Lhotse o essere come è stato per i grandi esploratori verticali, un piccolo apripista di una nuova grande avventura verticale. Storia o statistica queste sono le due diverse pagine che si possono scrivere con questo diverso approccio. Non nascondo che vorrei tanto far parte, ambire, a far parte della prima…. E’ un sogno grande ma se mi è concesso di farlo, lasciate che sia tale. Conosco bene dove posso arrivare…

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Il Progetto

Esiste una sola via, proprio quella della prima scalata del 18 maggio 1956 che è stata salita fino ad oggi in tutto il versante ovest del Lhotse. E’ stata aperta da una spedizione svizzera diretta da A. Eggler, ripercorrendo fino a quota 7800 metri la via di salita all’Everest, deviando poi in direzione dello stretto canale di neve e ghiaccio che conduce direttamente sulla cima del Lhotse. In vetta, quel giorno del 1956 arrivarono F. Luchsinger ed E. Reiss. A tutt’oggi oltre la via “normale” degli svizzeri ne esistono 2 che portano in vetta e sono lungo il versante sud. Ne esistono poi altre 3 che conducono sul Lhotse Shar o sul Lhotse Middel. Il versante est, quello tibetano, della montagna è… inviolato. Non sarà quello però il mio obiettivo. Troppo pericoloso e complicato per essere affrontato da solo.
Sarò infatti solo e senza ossigeno in questo mio tentativo di salire il Lhotse lungo una via/variante nuova sulla parete ovest. La presenza inevitabile delle “comitive” su Everest e Lhotse stesso non renderanno questo mio tentativo in completa solitaria visto che fino a campo 2 a 6300 metri, corrispondente anche alla base della parete ovest del Lhotse, le salite delle normali di Everest e Lhotse coincidono e non esiste alternativa logica al percorso (se non scalando il versante orientale versante del Nuptse di 7864 m).

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Le vie di Everest e del Lhotse continuano poi identiche su un’unica linea fino ai 7800 metri e solo da li prendono diverse direzioni. La via al Lhotse è dunque una variante di 700 metri rispetto alla via normale dell’Everest.

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Partirà da questa considerazione la mia ricerca di un eventuale itinerario alternativo e nuovo che dopo 50 anni possa rappresentare la seconda via di scalata alla cima della quarta montagna della terra lungo il versante occidentale. In caso di abbondanti nevicate o di palesi pericoli oggettivi anche questa ricerca subirà inevitabili variazioni e correzioni, evitando le linee più esposte alle eventuali valanghe. Ovviamente queste ipotetiche linee di salita sono già nella mia mente e sono state osservate sulla base delle mie precedenti scalate alla cima del Lhotse e dell’Everest (da me scalati nel 1994-1997-2000-2002). Tentare da solo è stata una scelta ragionata, che è maturata nelle passate spedizioni e che ha preso forza soprattutto nei mesi scorsi, durante i quali mi sono preparato e divertito con amici, salendo vie in roccia fino all’8a e di misto fino al M10. Mi sento particolarmente in forma e maturo per questo tentativo e spero solo che la montagna abbia voglia di farsi salire, solleticare lungo una linea diversa del suo imponente corpo di roccia e ghiaccio.

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Ogni parola in più rispetto a quelle che vi ho appena esposto è superflua. Speranze, auguri, gesti scaramantici sono come i “se” e i “ma”, inutili, sono aria fritta. Ho deciso da tempo di non fare “turismo d’alta quota agli 8000” (come lo definisce Reinhold Messner e riferito a coloro che ripetono le vie normali aperte mezzo secolo fa), ed ora devo solo continuare ad esserne all’altezza. Se lo gradite, seguitemi sul sito internet, vi terrò aggiornati…

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Timing della spedizione
Partirà il 29 Marzo 2006 dall’uscio di casa mia, a Bergamo, il lungo viaggio che mi porterà a Kathmandu, la capitale del Nepal. Nella città dovrò rimanere per alcuni giorni per sbrigare le formalità burocratiche, pagare i permessi di scalata e trekking, preparare tutti i materiali alpinistici e tecnici che dovranno essere trasportati al campo base dell’Everest, che è poi lo stesso del Lhotse a 5300 metri. Questo lo si raggiunge dopo aver volato per circa un’ora a bordo di un piccolo aereo e atterrando nel villaggio di Lukla a 2700 metri, all’inizio della valle del Khumbu. Da li in circa 7-10 giorni a piedi, a secondo degli itinerari ed eventuali varianti che intendo prendere per prolungare la marcia, al fine di permettere un’ottimale acclimatamento. Tali varianti avranno lo scopo di raggiungere a più riprese quote sempre più alte che dovrebbero raggiungere anche i 6200 metri . Il campo base dovrebbe essere installato intorno al 10 aprile. Fisiologicamente il corpo umano impiega dalle 3 alle 4 settimane per acclimatarsi completamente alle altissime quote e permettere al corpo umano di potersi spingere anche oltre gli 8000 metri senza l’uso di ossigeno artificiale. Per questo motivo il tentativo vero e proprio di raggiungere la cima del Lhotse avverrà tra il 15 e 25 di maggio. Queste date rimangono comunque indicative perché molto dipenderà anche dalle condizione meteo e dall’innevamento che troverò sul colosso Himalayano. Spero con questo progetto di regalare qualche bella sorpresa…
Il rientro previsto in Italia sarà il 2 giugno seppur anche questa data è flessibile a secondo di eventuali esigenze extra di tempo.

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